domenica 10 febbraio 2019


RECENSIONE DI “LA MORTE È CIECA” DI KARIN SLAUGHTER



Sara Linton è pediatra e medico legale nella piccola cittadina di Heartsdale. Donna forte e determinata, sara è anche la ex moglie del detective della polizia locale, Jeffrey Tolliver. Mentre un pomeriggio pranza in un locale con la sorella Tessa,  Sara è involontaria testimone di un efferato omicidio. La docente universitaria Sybil Adams viene rinvenuta barbaramente assassinata nella toilette del locale. L’autopsia effettuata proprio da Sara rivela le brutali e sconvolgenti violenze alle quali la povera Sybil è stata sottoposta.
Un omicidio orrendo tanto più che ai danni di una donna indifesa perché cieca.
Questo efferato crimine si rivela essere il preludio di un altro altrettanto terribile crimine ai danni di un’altra giovane vittima. Sara Linton si trova al centro delle indagini, coinvolta in una terribile vicenda che la vede protagonista molto più di quanto lei stessa possa immaginare e che riaffaccia, inevitabilmente, alla sua memoria il ricordo  di una vicenda dolorosa che ha vissuto sulla sua stessa pelle dodici anni prima.
Una caccia all’assassino che si rivelerà più ardua del previsto e che finirà per coinvolgere la stessa Sara.
“La morte è cieca” di Karin Slaughter, edito da HarperCollins, è un thriller avvincente e scritto benissimo. L’autrice ci racconta una storia di violenza ed orrore, tanto più terribile perché ad esserne vittime sono povere donne indifese. Una scrittura magistrale dal ritmo serrato che corre veloce e che regala un finale al cardiopalma.


lunedì 4 febbraio 2019





RECENSIONE DI “L’ULTIMA NOTTE DI WILLIE JONES” DI ELIZABETH H. WINTHROP

1943. St. Martinville, Lousiana. Willie Jones è un giovane nero di 18 anni accusato di aver violentato una ragazza bianca. Condannato per il crimine, è stato condannato a morte su sedia elettrica. Per tutti, o per la maggior parte, Willie è colpevole. Colpevole di aver osato amare una ragazza bianca; colpevole di un atto d’amore che gli viene ascritto come reato ma soprattutto di essere un “negro” negli Stati Uniti degli anni 40 dove il razzismo è ancora vivo e vegeto.
La storia si sviluppa come un racconto corale nel quale ognuno dei protagonisti racconta la vicenda dal suo punto di vista.
C’è Polly, il procuratore distrettuale  che ha contribuito alla condanna di Willie, più per obbligo che per reale convinzione della sua colpevolezza e che vive un tormento interiore profondo. Suppone che il ragazzo sia innocente e non riesce a guardare in faccia la moglie Nell e il figlio Gabe che lo accusano di essersi fatto coinvolgere dal clima ostile che domina la comunità.
E poi ci sono Ora e Dale, i gestori dell’unico distributore di benzina della zona. Una coppia straziata dalla lontananza dal loro unico figlio Tobe, mandato a morire in una guerra lontana da loro. Ora, che si prodiga per i bambini di colore che vivono ai margini della loro proprietà mentre Dale è animato da un forte sentimento di odioso razzismo.
E poi c’è Frank, il padre di Willie. Un uomo sconfitto dalla vita, costretto ad aspettare l’inevitabile  morte del figlio e condannato a doverlo seppellire.
“L’ultima notte di Willie Jones” di Elizabeth H. Winthrop, edito da Solferino, è una storia che si dipana come un diario, una vicenda umana durissima che trae spunto, come ci dice l’autrice alla fine del libro, da vicende reali e personaggi realmente vissuti.
Un racconto che non può e non deve lasciare indifferenti. La paura del diverso; il razzismo che si accompagna al pregiudizio; la giustizia dell’uomo che si erge al di sopra della vita stessa e che agisce come Legge del Taglione.
Chi siamo noi per decidere chi deve vivere o morire? Può, il solo colore della pelle, diventare elemento di esclusione e di intolleranza?
Una storia che non lascia indifferenti e purtroppo ancora attuale  che ci insegna che, nonostante l’epoca ultramoderna e ipertecnologica, in certe parti del mondo avere un colore della pelle diverso può diventare una colpa.




sabato 2 febbraio 2019

RECENSIONE DI “I TRADITORI” DI TAMMY COHEN



Un libro disturbante, una storia piena di tensione; una vicenda umana che si dipana come fosse un thriller; un racconto capace di toccare le nostre corde più profonde e di scatenare la nostra rabbia più feroce; perché ci si sente colpiti sul vivo; impotenti di fronte a certe situazioni.
Hannah e Josh sono una giovane coppia con una figlia; la piccola Lily di quattro anni. La loro relazione si trascina stancamente oberata dai mille impegni quotidiani; dalle difficoltà economiche che non sembrano dar loro tregua; da una storia d’amore che non sembra più essere tale. La loro banale quotidianità trova un po’ di brio solo nella frequentazione di un’altra giovane coppia, quella formata da Dan e Sasha e dalla loro piccola September, compagna d’asilo di Lily. Dan e Sasha hanno una vita intensa: lui è un fotografo di moda, alla moda; lei è così ricca che non ha bisogno di lavorare e vive riempiendo le sue giornate con lo shopping e frequentando quotidianamente Hannah. Questo tran tran subisce uno scossone inatteso quando Dan, in maniera del tutto improvvisa, lascia Sasha e va a vivere con la sua giovane compagna, la 24enne Sienna, ex modella: bella, giovane , allegra.
La separazione tra Dan e Sasha manda letteralmente in frantumi l’equilibrio, in fondo precario, delle due coppie.
Sasha sembra perdere la ragione; Dan sembra vivere una nuova giovinezza senza capire il dolore che sia la moglie, ormai ex e la figlia stanno provando e Hannah e Josh, loro malgrado, sembrano essere coinvolti dalla situazione. Come comportarsi? Cosa fare? Con chi schierarsi? Hannah e Josh vorrebbero non prendere le parti di nessuno ma non è facile quando l’unica, migliore amica di Hannah è la prepotente, viziata Sasha che ottiene sempre quello che vuole e quando l’unico, migliore amico di Josh è il figo, egocentrico Dan.
Quando però la situazione comincia ad andare fuori controllo e tutto sembra mettere in pericolo lo stesso matrimonio di Hannah e Josh, i due cominciano ad aprire gli occhi e cominceranno a rendersi conto che i loro amici, in fondo, non sono poi tanto amici.
“I traditori” di Tammy Cohen, Astoria edizioni, è stata una bellissima scoperta, un romanzo avvincente, quasi un thriller per la capacità dell’autrice di creare la giusta tensione.
Un romanzo che ho comprato casualmente durante uno dei miei tanti pellegrinaggi in libreria, attirata dalla copertina e dalla trama e che mi è piaciuto tantissimo.
Un romanzo capace di farmi arrabbiare, di coinvolgermi e non lasciarmi indifferente.
Non ci si può non arrabbiare davanti all’ottusità di Hannah, davanti alla sua incapacità di vedere la realtà dei fatti; sempre pronta a compiacere tutti tranne se stessa; vittima dei suoi stessi sensi di colpa prima che delle circostanze.
E poi c’è Josh, suo marito; un uomo provato dalle difficoltà economiche; dai mille pensieri; che ama così tanto la moglie da fra finta di  nulla davanti all’evidenza dei fatti.
Sul piano opposto, ci sono Dan e Sasha. Dan è un belloccio egocentrico, con un lavoro figo, stanco di una moglie capricciosa e dal carattere difficile.
Ma la vera “perla” della vicenda è Sasha. Una piccola stronza viziata, mi si perdoni il termine; vittima delle sue stesse psicosi; capricciosa, egoista, egocentrica, incapace di accettare che tutto il mondo non giri attorno a lei. Per tutta la storia si ha voglia di prendere Sasha per i capelli e strapparglieli con violenza mentre verrebbe voglia di urlare ad Hannah di aprire gli occhi; di guardare in faccia la realtà e liberarsi dell’influenza negativa di Sasha.
Un libro bellissimo con un finale che lascia a bocca aperta e che ribalta tutte le carte in tavola e che vi consiglio vivamente.